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lunedì 4 giugno 2012

Penguin Google Update e la caccia alle streghe SEO

L’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di Google, noto con il nomignolo di “Penguin Update” e risalente ormai a più di un mese fa’ (24-25 aprile 2012), sta destando nella community SEO discussioni e proteste a non finire.

L’arrivo del “Pinguino” ha portato infatti una ventata di novità nelle SERP di Google: molti siti che, grazie al lavoro di ottimizzazione on-site e al link building, vantavano un ottimo posizionamento sul principale motore di ricerca del mondo, hanno assistito a un consistente quanto improvviso calo del traffico di ricerca.

Mentre sui forum online si discute alacremente sugli antidoti per contrastare gli effetti del “Penguin Update”, gli specialisti più drastici prospettano la fine dell’epoca aurea del SEO, ossia la fine di quel tempo (recentissimo) in cui si potevano fare faville con semplici accorgimenti tecnici e semantici (ossia presenza delle keyword nei posti giusti e soprattutto tanti link esterni che puntino al sito).

Il precedente update dell’algoritmo di Google, noto con il nome di Panda (nel 2011) e le continue dichiarazioni di Matt Cuts, riassumibili nello slogan “content is king”, avevano tracciato chiaramente la via scelta dall’azienda di Mountain View: lotta senza quartiere alle attività SEO e al lavoro di chi, in modo forzato, cerchi di “drogare” i risultati dei motori di ricerca.

Con il nobilissimo intento di offrire sempre migliore qualità alle ricerche degli utenti e preservare il predominio mondiale, Google combatte i “malintenzionati” SEO, che tramano per imbrogliare l’algoritmo di indicizzazione dei motori di ricerca.

Al di là dei toni epici del genere eterna lotta tra il Bene e il Male, quello di Google si presenta senza dubbio come un giusto proposito, soprattutto se ad essere presi di mira fossero i siti che abusano del SEO, ossia quei siti che hanno ottenuto ottimi posizionamenti sui motori di ricerca  facendo uso delle cosiddette tecniche Black Hat (una sorta di “lato oscuro” del SEO), che hanno sovraottimizzato le pagine riempendole di parole chiave e acquistando in blocco centinaia di backlink.

Purtroppo la realtà dei fatti difficilmente corrisponde agli ideali che ci si prefigge e spesso succede che, mentre si è completamente assorbiti in una missione dai nobili intenti, senza nemmeno accorgersene si rischia di operare in modo tale da ottenere il risultato opposto all’obiettivo di partenza.

Ecco dunque il nocciolo della questione, dal sapore volutamente provocatorio: siamo certi che gli aggiornamenti dell’algoritmo di Google garantiscano, attraverso il drastico ridimensionamento della SEO, una migliore qualità per l’utente?

Al di là delle migliaia di proteste provenienti da disperati webmaster che hanno visto i propri siti penalizzati fortemente dal Pinguino, malgrado non abbiano mai fatto uso (almeno a loro dire) di tecniche “black hat”, ho avuto l’impressione, analizzando i siti su cui sto lavorando e da un paio di esperienze casuali su Google, che la lotta contro le attività SEO si stia trasformando in una caccia alle streghe dai risvolti nefasti, non solo per i SEO ma anche per l’utente finale.

Per chiarire l’ardita e provocatoria teoria, riporto l’esempio di una recente penalizzazione su Google, quantomeno anomala,  che ha subito un sito autorevole  (e non un mio cliente!), al di là di ogni sospetto “black hat”.

 

 EVOLUZIONE DI GOOGLE O INVOLUZIONE?

 In questi giorni, da buon torinese appassionato di musica, volevo consultare sul web il programma del Traffic Festival, il più importante free festival italiano di musica rock che da anni si svolge tra giugno e luglio a Torino.

    Facendo una ricerca per la parola chiave “Traffic Festival” o “Traffic Festival Torino”, la logica vorrebbe che Google restituisse nelle primissime posizioni il sito ufficiale del Traffic Festival, come di fatto accadeva fino all’edizione 2011. Quello che invece succede ora per questa ricerca su Google (guarda caso dopo il passaggio del Pinguino) è decisamente strano e sintomo forse che il Penguin Update e l’ossessione dell’azienda di Mountain View di contrastare il SEO stiano, in alcuni casi, compromettendo la qualità dei risultati di ricerca.
  
      Come si può vedere nelle immagini seguenti, in data 3 giugno 2012 a soli quattro giorni dall’inizio della kermesse musicale facendo un paio di ricerche su Google emerge che: 
  •  per la keyword “Traffic festival” il sito ufficiale www.trafficfestival.com è assente dalle prime sei pagine di Google (non mi sono spinto oltre nella ricerca)
  • per la keyword “traffic festival torino” il sito ufficiale è assente dalle prime sei pagine di Google
  • per la keyword “traffic festival 2012” il sito è assente dalle prime sei pagine di Google.
La prima pagina di Google per la ricerca "traffic festival" (03/06/2012)


La prima pagina di Google per la ricerca "traffic festival torino" (03/06/2012)

Ora non so se questa situazione nelle SERP di Google sia momentanea e se magari nel giro di poche settimane tutto torni nella norma; nemmeno conosco con precisione la storia di questo dominio ma alcune considerazioni mi sembrano inconfutabili.
  • non si tratta di un nuovo dominio; è stato registrato nel 2004 e da allora ha ospitato il sito ufficiale del Traffic Festival, aggiornandosi ogni anno con nuovi contenuti
  • come si può vedere il sito non presenta nessuna tecnica di sovraottimizzazione SEO, al contrario il sito sembra realizzato senza preoccuparsi troppo di “piacere”ai motori di ricerca: scarsa cura nella scelta dei Title Page e del menu di navigazione principale. In ogni caso non vi è traccia di keyword stuffing e in più le pagine sono ultra-leggere, come vuole Google
  • pur non avendo modo di verificare tutti backlink che puntano al dominio, sono quasi certo che non siano mai state fatte politiche forzate di acquisto link ai fini del posizionamento e allo stesso modo è indubbio che il dominio goda di una varietà e di una quantità di link in entrata (anche da fonti molto autorevoli) da far invidia a qualsiasi sito.
 Certamente si tratta di un piccolo sito e bisognerebbe inoltre capire per quale motivo un dominio vecchio ed autorevole abbia Page Rank pari a zero. Forse una spiegazione a tutto questo esiste ma allo stesso tempo sorge inevitabilmente un atroce dubbio: l’algoritmo di Google ha preso una cantonata, penalizzando un sito “autorevole” senza un motivo preciso (almeno ai miei occhi ma spero che qualcuno possa fornire una spiegazione più razionale).

Alla luce di questi e altri casi sono molti gli interrogativi e le congetture che si possono fare sull’evoluzione dell’algoritmo di Google e sul futuro dei motori di ricerca. Senza abbandonarsi a facili fantasie e tenendo bene in mente l'assioma secondo cui che una tecnologia infallibile non esiste, è doveroso evidenziare anche che il caso riportato possa rappresentare la famosa eccezione di un sistema perfettamente funzionante, oppure solo una penalizzazione dovuta a motivi reali.

Senza scomodare teorie del complotto, è però interessante quanto doveroso porsi l’interrogativo e cercare risposte: la lotta ai SEO si sta trasformando in una caccia alle streghe che alla fine dei conti può penalizzare l’utente e forse, sul lungo periodo, si ritorcerà contro la credibilità di Google stesso?

Indubbiamente l’utilizzo sempre più diffuso delle tecniche SEO intacca la qualità delle ricerche, restituendo all’utente bramoso di informazioni siti che non propongono contenuti pertinenti, interessanti e originali. Ma siamo certi che la preoccupazione di Google sia realmente quella di premiare siti di qualità per migliorare le ricerche degli utenti? Oppure Google è più preoccupato di contrastare il fenomeno SEO in toto per fare sì che le imprese investano più in Adwords e meno in attività di posizionamento organico?

Ci sono strade alternative per rendere tutti meno scontenti: Google, SEO e soprattutto gli utenti? Esiste un SEO che fa bene ai motori di ricerca e uno che nuoce gravemente?

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